Stagflazione, deflazione, reflazione… i nuovi mostri?

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Iniziamo con le definizioni 

Stagflazione: è la concomitanza, in un ciclo economico, dei due fenomeni di stagnazione (recessione, cioè mancanza di crescita dell’economia in termini reali) e di inflazione (aumento generale dei prezzi).

Deflazione: in macroeconomia è il calo del livello generale dei prezzi. È il concetto opposto di inflazione.

Inflazione: l’aumento generalizzato e prolungato dei prezzi che porta alla diminuzione del potere d’acquisto della moneta e quindi del valore reale di tutte le grandezze monetarie.

Reflazione: è l’atto di stimolare l’economia, aumentando l’offerta di moneta o riducendo le tasse, cercando di portare l’economia (in particolare il livello dei prezzi) indietro fino alla tendenza a lungo termine, a seguito di una caduta del ciclo economico.

Lo scenario attuale

Da quando questa pandemia ha stravolto tutte le normali regole di di macroeconomia, gli investitori hanno iniziato a domandarsi se i rischi posti dall’inflazione, a lungo assopiti, riemergeranno presto, con quale intensità e con quali conseguenze.

Le restrizioni agli spostamenti e le ampie spese pubbliche hanno ottenuto che i consumatori siano riusciti a risparmiare in misura più ampia, con una domanda latente che potrebbe portare a breve ad un aumento di spese. Al tempo stesso, i vari lockdown hanno sia decretato la chiusura di diversi business, sia messo alla prova la capacità in alcuni settori dell’economia, oltre ad aver compromesso alcune parti delle catene di approvvigionamento.

Ipotesi: se la domanda crescerà più velocemente della ripresa sul lato dell’offerta, saremo davanti allora ad un rimbalzo dei prezzi.

Nelle ultime settimane i mercati stanno lentamente prendendo consapevolezza di questa possibilità, ormai non più tanto vaga.

Le aspettative sull’inflazione, misurate secondo la differenza di rendimento tra i Treasury USA nominali e quelli protetti dall’inflazione, sono rimbalzate bruscamente rispetto ai minimi toccati durante la pandemia e si trovano ora su livelli superiori rispetto alla media del 2% degli ultimi dieci anni.

Alcune precisazioni 

È necessario tuttavia distinguere tra Reflazione e Stagflazione.

Un contesto “reflazionistico” sarebbe positivo per gli asset rischiosi e negativo per i bond, via via che l’inflazione si muove verso il target della Fed (2%).

Per contro, un contesto “stagflazionistico” (in cui la crescita è contenuta ma l’inflazione è elevata) sarebbe molto meno positivo per gli asset rischiosi e altrettanto negativo per i bond.

In uno scenario di stagflazione, l’allocazione ideale vedrebbe una posizione lunga sul dollaro, sulle commodity e con un sottopeso sui bond e neutrale sull’azionario. È d’obbligo sottolineare il fatto che se l’inflazione dovesse crescere troppo e troppo rapidamente, i mercati sarebbero portati a temere un possibile inasprimento delle condizioni finanziarie, al punto che potremmo aspettarci mercati azionari più deboli e un appiattimento della curva dei rendimenti dei titoli di Stato USA.

Di conseguenza a tutto questo, la composizione di portafoglio ottimale dipenderà dal tipo di scenario inflazionistico che si svilupperà.

Come orientare i nostri investimenti?

Per ora non si nota all’orizzonte un’inflazione incontrollata, quindi il portafoglio ideale per un “ritorno dell’inflazione” per ora si limiterebbe ad un portafoglio accorto proprio di uno scenario di reflazione – cioè, un contesto di inflazione moderata con crescita. 

Tale portafoglio ideale prevedrebbe un deciso sovrappeso sull’azionario ( e in particolare sul Value rispetto al Growth e sulle small-cap USA rispetto alle large-cap USA), un sottopeso sull’obbligazionario, favorendo i bond inflation-linked rispetto alle obbligazioni nominali, e una posizione lunga sulle commodity, magari con copertura del rischio cambio.

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